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La Nina

La bambina nell’agualar.

A Bormio nei tempi indietro era stata costruita un roggia, un canale di derivazione chiamato Aĝualār (*), che dal torrente Frodolfo poco sopra il ponte di Combo portava l’acqua nella zona meridionale del paese, attualmente nota come via Molini, e che serviva principalmente come forza motrice per azionare le ruote dei vari opifici che si trovavano lungo la strada.

Correva l’anno 1845, era la sera del 28 maggio.
Il barbiere Antonio Spreafico, che aveva la sua bottega proprio vicino al ponte di Combo, stava chiacchierando con un suo cliente, il farmacista Renzani. Improvvisamente sentono delle grida, una donna sta correndo all’impazzata a fianco all’Aĝualār e chiede aiuto. La sua bimba, la sua Nina, è caduta nell’acqua, gelida per lo scioglimento dei ghiacciai, e la corrente la sta portando via.
Il barbiere non ci pensa due volte e con un balzo si butta nella roggia, scivola, lotta con la corrente ma riesce ad agguantare un braccio della bimba e la porta in salvo.
Subito la piccola viene rianimata, si mette a tossire ma si riprende, è molto spaventata e in seguito si prenderà una polmonite. La mamma cede alle emozioni e sviene.

Ovunque in paese non si fa che parlare “della piccola Nina di Tommaso Zanoli” e dell’Antonio e delle sue gesta coraggiose. Tutti vogliono andare a salutarlo, a ringraziarlo e a congratularsi con lui.
Il farmacista Renzani è membro della giunta della Lodevole Deputazione e gli comunica che l’Eccelso Governo dà un premio a quei cittadini che hanno compiuto atti meritori: forse c’è la possibilità di usufruirne!
Presto si istruisce la pratica, ed è così che questa storia vera è venuta alla luce spulciando negli atti e nei documenti di archivio: tutti i testimoni vengono intervistati, si ricostruisce l’evento nei suoi minimi dettagli. Antonio, dentro di sé, ci spera in un bel premio, forse potrà comprarsi una vacca, o un pezzetto di prato o qualcosa per i suoi quattro figli.
Ma il Commissario Distrettuale da Sondrio fa sapere che il gesto è sì lodevole e di buon esempio e coraggio, ma non meritevole di un premio speciale. Ad Antonio rimane la soddisfazione di aver salvato una piccola vita e la contentezza e l’orgoglio di avere l’ammirazione dei suoi concittadini.

(*) [Stat. civil. di Bormio, cap. 192: “omnes personae habentes molendina super agualaria debeant taliter aptare dicta agualaria quod non inferant damnum alicui”, tutti coloro che hanno un mulino sopra l’Aĝualār devono utilizzare detto Aĝualār in modo da non arrecare danno agli altri].

Fonte: Questo evento, con le dovute citazioni di approfondimento storico, viene raccontato in Appendice al pregevole volume “La memoria dell’acqua” , di Gisi Schena e Marco De Campo, edito nel 2007 dal Centro di Studi Storici Alta Valtellina.

(i termini dialettali e gli accenti sono stati, ove possibile, verificati sul “Vocabolario Bormino” di Glicerio Longa del 1913)

‘Na marćìna, ‘na marćìna
l’Aĝualār al l’a ciapàda
l’é la Nìna, l’é la Nìna
ió ’n de l’acqua l’é burlàda.

Cùri Tòni, cùri Tòni
per un brèć al l’a brancàda
l’acqua ǵèlta l’é un demòni
ma cuntént al l’a salvàda.

Pićenìna… póra Nìna
la rešpìra e l’a tošì,
la tóa màma l’é švegnìda,
l’Aĝualār la t’a štremì.

Al mè Tòni, pensa miĝa
ti la pèl te l’aš rišćiāda,
torna pur ne la butìĝa
bēl e bén… dešmentiĝāda.

E la ént la te salùda
col kapèl e con l’inkìn
léi l’é vìva e la štarnùda
ma de prémi un neĝotìn.

E quel prémi, quel plù bēl
l’é savēr che la marćìna
l’é amó viva e la šta bén…

L’Aĝualār…
… al pò špejtār!
Una bambina, una bambina
l’Aĝualār l’ha presa
è la Nina, è la Nina
è caduta nell’acqua.

Corri Antonio, corri Antonio
per un braccio l’ha acchiappata
l’acqua è gelida, è come un demonio
ma lui è contento di averla salvata.

Piccolina… povera Nina
respira ed ha tossito,
la tua mamma è svenuta,
l’Aĝualār ti ha spaventata.

Caro il mio Antonio, non pensare
tu la pelle l’hai rischiata,
torna pure nella tua bottega
ormai la storia è dimenticata.

E la gente ti saluta
col cappello e con l’inchino
lei è viva e starnutisce
ma di premio non hai preso nulla.

E quel premio, quello più bello,
è sapere che la bambina
è viva e sta bene…

L’Aĝualār …
… può aspettare !
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